● Buonasera, è un piacere ritrovare anche questa
volta le figure portanti della compagine che ha tenuto unito, per lunghi anni, un
bel numero di persone con la passione del teatro. Ci riferiamo, in particolare,
ad Antonio Cerciello e Ciro Esposito.
● Apprezziamo soprattutto che gli
attori, il regista, il direttore artistico, hanno avuto tutti la capacità e la
pazienza di crescere senza diventare mai velleitari: hanno misurato i loro
passi iniziali, hanno sviluppato le loro doti di artisti con umiltà, con perseveranza e tenacia, tanto da prodursi
non più come i "dilettanti della filodrammatica" dei primi tempi, ma come
interpreti di grande impegno di opere teatrali a tutto tondo.
● Siamo stasera qui, a Lausdomini, anche
per ricordare la nascita del primo nucleo di aspiranti attori, riunito intorno
a Raffaele Reppucci, che fu loro maestro. Eravamo agli inizi degli anni '50 del secolo scorso!
Sappiano le nuove reclute di questa
compagnia teatrale e i gentili spettatori che i due primi attori di oggi,
Antonio Cerciello e Ciro Esposito, sono stati tra i primi aspiranti attori, attenti
ad apprendere l'arte della comunicazione su scena teatrale, qui, a Lausdomini, frequentando
il nostro zio paterno, trasferitosi -
per poco tempo, si pensava erroneamente - con l'anziano padre e due sorelle a
causa dei disastri della guerra.
Noi nipoti, adolescenti, eravamo in
vacanza periodica a Lausdomini, ospiti dei pazientissimi e generosi zii; a loro
volta essi erano ospiti in una parte dell'ampia residenza delle suore.
Quando, al rientro quotidiano del suo
lavoro all'Aerfer di Pomigliano, lo zio riceveva il gruppetto di aspiranti
attori, noi assistevamo ammirati di fronte all'interesse e al rispetto di quei
giovanotti, avidi di imparare e riprodurre gli insegnamenti del dire, delle
espressioni della mimica facciale, delle movenze dell'andatura e di tutto ciò
che si animava sul palcoscenico, come spiegava il loro maestro di recitazione.
Egli ha impresso per sempre nel cuore e
nella mente dei ragazzi di quel tempo lo stimolo ad offrire con la recitazione
un dono immateriale e fantastico agli spettatori, i quali vengono così coinvolti o sconvolti nei
loro sentimenti, secondo la vicenda messa in scena, interpretata dal regista ed
impersonata dagli attori: essi devono metterci la loro faccia, la loro fatica e
il loro cuore. Essi sanno che il loro compenso arriva con l'applauso finale, con
la commozione del pubblico, con il sollievo di tante persone tribolate dalle
vicende pesanti della vita reale.
Per Raffaele Reppucci essi potevano
diventare veri attori, a condizione che, facendo ridere o facendo piangere, la
loro recitazione suscitasse negli spettatori la funzione catartica, cioè l'epurazione
dei mali dagli esseri umani.
Chi ha interesse a conoscere meglio, in
qualche modo, la figura di Raffaele Reppucci, attore e regista teatrale tra il
1915 e i primi anni cinquanta, può leggere alcune schede che lo scrivente ha
postato sotto la voce "filodrammatica" nel proprio blog www.efferrememoriamrerum.blogspot.com
◙ Non possiamo concludere senza riconoscere ed
apprezzare la rigenerata "Compagnia teatrale "Raffaele Reppucci"
di Lausdomini, proiettata in direzione di iniziative creative e solidali, anche
in sinergia con gli enti locali e le
istituzioni scolastiche, nell'ambito dei progetti europei, a livello nazionale
e regionale.
La compagnia teatrale Raffaele Reppucci potrebbe
avere nel suo patrimonio di cultura teatrale, curato ed accresciuto nello
spazio di decenni, per esempio, un "laboratorio teatrale" o una "scuola
di recitazione" e tante altre attività sperimentate come congeniali a
ciascuno dei componenti.
Ferdinando Reppucci
In
sala è presente una rappresentanza della famiglia di Raffaele Reppucci: due
fratelli e una sorella, nipoti diretti, in quanto figli di Giovanni, fratello
di Raffaele Reppucci.
Tra
codesti, uno segue da alcuni decenni la nostra avventura ed oggi, trovandoci in
una struttura scolastica, egli è presente a doppio titolo.
Il primo
è quello che testimonia la continuità del segno di appartenenza familiare a colui
che, a suo tempo, ha ben seminato, lasciando un'eredità spirituale e culturale.
È con essa che noi viviamo questi appuntamenti annuali dello spettacolo
teatrale che offriamo al pubblico; è con essa che abbiamo ereditato il nome
della nostra compagnia teatrale "Raffaele Reppucci", che tiene da
decenni alto il suo vessillo.
Il
secondo
titolo è dato dal fatto che la rappresentazione di oggi si svolge nell'auditorium di una struttura scolastica ed egli, da ispettore ministeriale del MIUR, ancorché a riposo, ma non inattivo, sente di rientrare nell'ambiente in cui è cresciuta la sua carriera professionale.
Orbene, il nipote del nostro Raffaele Reppucci, dott. Ferdinando
Reppucci, dopo la data del pensionamento, ha dato la
sua disponibilità all'Amministrazione centrale e periferica per eventuali interventi
di sua competenza (vigilanza ispettiva sugli esami di stato, accertamenti sulla
parità scolastica, accertamenti sui progetti europei, seminari sulla sicurezza
nei luoghi di lavoro, ecc.). Ora, allo stesso modo, egli pone a disposizione
della Compagnia teatrale suoi eventuali pareri coerenti con le sue esperienze e
competenze acquisite, in Italia e all'estero, in materia di formazione e di
progettazione europea.
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