Personaggi - Dal presente al passato...
Beatificazione di Maria Cristina di Savoia, Regina delle Due Sicilie
Basilica di Santa Chiara - Napoli - 25 gennaio 2014.
La Beata Maria Cristina Di Savoia
1 - Chi FU e Chi È la Beata Maria Cristina di Savoia.
(2) I figli di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa, nati prima di Maria Cristina, furono i seguenti:
1) Maria Beatrice Vittoria nacque nel 1792; sposò, nel 1812 - nell’anno di nascita di Maria Cristina -, Francesco IV d’Austria, duca di Modena, morto nel 1846; morì a quarantotto anni, nel 1840;
2) Carlo Emanuele nacque nel 1796 e morì ad appena tre anni, nel 1799;
3) Maria Anna, chiamata anche Marianna, nacque nel 1803; sposò nel 1831 Ferdinando I d’Austria, Imperatore del S.R.I.; morì nel 1884, a ottantuno anni.
Beatificazione di Maria Cristina di Savoia, Regina delle Due Sicilie
Basilica di Santa Chiara - Napoli - 25 gennaio 2014.
La Beata Maria Cristina Di Savoia
1 - Chi FU e Chi È
2 - Il Processo di Beatificazione
3 - La Nostra Recensione del 1984
2 - Il Processo di Beatificazione
3 - La Nostra Recensione del 1984
Grande icona esposta nella Basilica di
Santa Chiara, a Napoli, il 25 gennaio 2014,
in occasione della solenne celebrazione
eucaristica e della dichiarazione di
Beata attribuita alla Venerabile Serva di Dio
Maria Cristina di Savoia Borbone
1 - Chi FU e Chi È la Beata Maria Cristina di Savoia.
La
Beata Maria Cristina nacque all’alba del 14 novembre 1812 da Vittorio Emanuele
I, re di Sardegna, e dalla arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Este, a
Cagliari, dove tutta la famiglia reale dovette risiedere, per un certo tempo,
in esilio, a causa dell’annessione del Piemonte decretata da Napoleone e per la
conseguente occupazione di Torino, la capitale dei territori sabaudi, da parte delle truppe francesi.
Nel pomeriggio di quello stesso giorno, la neonata fu battezzata con i nomi di Maria, Cristina, Carolina, Giuseppa. Gaetana, Efisia (ben precisa, nel suo bel libro, P. Antonio Gallo (1), quest’ultimo nome, femminilizzato, le fu dato in onore di Sant’Efisio, patrono di Cagliari) e fu la terza principessa di quella generazione di quel ramo di casa Savoia (2)
Conclusasi la parabola napoleonica e ritornata tutta la famiglia a Torino nel 1815, Maria Cristina fu educata secondo le regole di corte. Le fece da precettore il benedettino olivetano, Padre Giovan Battista Terzi, abruzzese di nascita. Affermatosi nel napoletano, nel corso di una visita della regina Maria Teresa d’Austria, raccolse la sua stima e la sua volontà di averlo come precettore presso la sua famiglia.
Quando nacque Maria Cristina, dopo le nozze – celebrate proprio nel 1812 - e la conseguente partenza della prima sorella, Maria Beatrice, e dopo l’immatura morte del piccolo Carlo Emanuele, ad appena tre anni, nel 1799, a corte rimanevano due principesse: Marianna, di appena nove anni e la neonata Maria Cristina. Alla fine, quest’ultima ebbe quel bravo religioso come precettore esclusivo fin dalla tenera età, e poi come padre spirituale. Egli le fu di sostegno per tutta la sua vita, e di conforto fino al momento in cui ella esalò l’ultimo respiro.
Tra gli influssi parentali sulla formazione della bimba e poi giovane principessa non incise più di tanto il versante materno, come ci si poteva aspettare, a partire dalla imponente figura politica e culturale – di taglio settecentesco - della bisnonna Maria Teresa d’Asburgo – imperatrice-consorte del Sacro Romano Impero, nonché regnante d’Austria e sovrana di vari altri paesi -; né incise più di tanto la figura autoritaria della madre, Maria Teresa d’Asburgo-Este, se non nell’educazione al rigoroso rispetto delle regole, in linea di principio.
Appaiono sicuramente meglio trasmessi gli ideali religiosi degli ascendenti del ramo paterno, che avevano già offerto, nel tempo, una buona rappresentanza dell’antico casato sabaudo tra i Venerabili, i Servi di Dio e i Beati riconosciuti dalla Chiesa.
Infatti, dagli sviluppi della personalità della giovane, per niente interessata agli intrighi della politica – ma, nella sua elevatezza spirituale, Ella, a suo modo, attuò comunque un’opera sociale e politica provvidenziale! – fu più profondamente versata nell’assidua pratica religiosa. Tanto si può dire, perché – come è documentato nelle biografie più accreditate - Ella più volte esternò la sua propensione a prendere i voti religiosi, negando ogni entusiasmo per le diverse proposte o richieste di matrimonio, che pure le provenivano dai rappresentanti di altri nobili casati e corone regali.
Nel pomeriggio di quello stesso giorno, la neonata fu battezzata con i nomi di Maria, Cristina, Carolina, Giuseppa. Gaetana, Efisia (ben precisa, nel suo bel libro, P. Antonio Gallo (1), quest’ultimo nome, femminilizzato, le fu dato in onore di Sant’Efisio, patrono di Cagliari) e fu la terza principessa di quella generazione di quel ramo di casa Savoia (2)
Conclusasi la parabola napoleonica e ritornata tutta la famiglia a Torino nel 1815, Maria Cristina fu educata secondo le regole di corte. Le fece da precettore il benedettino olivetano, Padre Giovan Battista Terzi, abruzzese di nascita. Affermatosi nel napoletano, nel corso di una visita della regina Maria Teresa d’Austria, raccolse la sua stima e la sua volontà di averlo come precettore presso la sua famiglia.
Quando nacque Maria Cristina, dopo le nozze – celebrate proprio nel 1812 - e la conseguente partenza della prima sorella, Maria Beatrice, e dopo l’immatura morte del piccolo Carlo Emanuele, ad appena tre anni, nel 1799, a corte rimanevano due principesse: Marianna, di appena nove anni e la neonata Maria Cristina. Alla fine, quest’ultima ebbe quel bravo religioso come precettore esclusivo fin dalla tenera età, e poi come padre spirituale. Egli le fu di sostegno per tutta la sua vita, e di conforto fino al momento in cui ella esalò l’ultimo respiro.
Tra gli influssi parentali sulla formazione della bimba e poi giovane principessa non incise più di tanto il versante materno, come ci si poteva aspettare, a partire dalla imponente figura politica e culturale – di taglio settecentesco - della bisnonna Maria Teresa d’Asburgo – imperatrice-consorte del Sacro Romano Impero, nonché regnante d’Austria e sovrana di vari altri paesi -; né incise più di tanto la figura autoritaria della madre, Maria Teresa d’Asburgo-Este, se non nell’educazione al rigoroso rispetto delle regole, in linea di principio.
Appaiono sicuramente meglio trasmessi gli ideali religiosi degli ascendenti del ramo paterno, che avevano già offerto, nel tempo, una buona rappresentanza dell’antico casato sabaudo tra i Venerabili, i Servi di Dio e i Beati riconosciuti dalla Chiesa.
Infatti, dagli sviluppi della personalità della giovane, per niente interessata agli intrighi della politica – ma, nella sua elevatezza spirituale, Ella, a suo modo, attuò comunque un’opera sociale e politica provvidenziale! – fu più profondamente versata nell’assidua pratica religiosa. Tanto si può dire, perché – come è documentato nelle biografie più accreditate - Ella più volte esternò la sua propensione a prendere i voti religiosi, negando ogni entusiasmo per le diverse proposte o richieste di matrimonio, che pure le provenivano dai rappresentanti di altri nobili casati e corone regali.
Sembra
che a dissuaderla da tali propositi fosse padre Terzi, il quale la
invitava a considerare i compiti e gli oneri che, a ben riflettere, le erano
stati preparati dall’Alto. Tanto più che, per i moti rivoluzionari sviluppatisi
nel 1821 anche a Torino, il padre Vittorio Emanuele I, avendo abdicato in
favore di Carlo Felice, suo fratello, si spostò a Moncalieri, dove morì, nel
1824, lasciando Maria Cristina alle cure di sua madre, la Regina Maria Teresa.
Con
la regina madre e la sorella Marianna, Maria Cristina fece diversi viaggi, tra
la Liguria e la Toscana, dedicando visite alla sorella maggiore, alle chiese,
ai luoghi che l’attraevano per i luoghi sacri e per le vestigia antiche. In
particolare si impegnò, sempre con la madre e la sorella Marianna, dopo
l’apertura dell’Anno Santo del 1825, a seguire, andando più di una volta a
Roma, a seguire tutto il cerimoniale giubilare, fino alla chiusura della Porta
Santa.
La sua devozione religiosa fu testimoniata non solo dalla partecipazione al Giubileo del 1825, ma anche dalla frequentazione di chiese e conventi, dove univa l’ammirazione per le opere d’arte, specialmente pittoriche, con la partecipazione attiva alle quotidiane pratiche di devozione religiosa.
La sua devozione religiosa fu testimoniata non solo dalla partecipazione al Giubileo del 1825, ma anche dalla frequentazione di chiese e conventi, dove univa l’ammirazione per le opere d’arte, specialmente pittoriche, con la partecipazione attiva alle quotidiane pratiche di devozione religiosa.
Se
mai Maria Cristina ebbe interesse e piacere per le cose mondane, i cronisti e i
biografi fanno cenno al teatro, ma solo per le suggestioni del ballo,
verosimilmente trasfigurato ai suoi occhi come sintesi di musica e sublimazione
corporea; oppure si riferiscono ai viaggi, abbastanza frequenti ed impegnativi,
ma a lei sempre graditi. Ella era sempre contenta di visitare le sue sorelle,
andate entrambe spose a personaggi della politica italiana ed europea; sicché, non
smise di spostarsi dalla sede di Torino, finché, dopo la morte del padre, e poi
del fratello di lui, Carlo Felice, che gli era succeduto, e dopo ancora la
morte della madre, pensò che potesse essere Genova la sua dimora stabile. Ma
non fu così.
La principessa, a diciotto anni, essendo divenuta una giovane idonea a partecipare a feste e manifestazioni ufficiali tenute dalle classi elevate, attirò su di sé l’attenzione e l’ammirazione di tutti coloro che avevano il privilegio di conoscerla da vicino: col sorriso e la discrezione, metteva a loro agio coloro che la incontravano, smontando il sussiego dei nobili e incoraggiando la familiarità dei più modesti.
Incalzavano, all’alba del 1830, intanto, le manovre politico-diplomatiche dall’esterno, per assicurare stabilità ed equilibri tra le varie case reali europee - in particolare, quelle d’Austria e di Francia -, e i due stati italiani più in vista negli intrecci matrimoniali già esistenti, cioè i Savoia e i Borbone di Napoli e Sicilia. Un’occasione creata, nel 1830, proprio per questo genere di manovre, a beneficio dell’interesse della corte e della sua discendenza, nonché delle famiglie che orbitavano in tale contesto di relazioni, fu la grande festa da ballo cui la diciottenne principessa folgorò con la sua avvenenza la nobiltà di mezza Europa. Ella, pur partecipando alla grande manifestazione, pur non nascondendo l’attrazione per il ballo, si negò il piacere di ballare, in ossequio all’etichetta, ma soprattutto in obbedienza al valore della modestia. Ci furono varie richieste e proposte di matrimonio per Maria Cristina. Alla fine, tra i pretendenti alla sua mano Ella scelse - o accettò? - di sposare Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie, grazie alla provvidenziale illuminazione dei consigli della sua guida spirituale, padre Terzi.
Ella, insomma, così facendo, intese interpretare ed assecondare la volontà di Dio, come esplicitamente dichiarò. Il matrimonio fu celebrato il 21 novembre 1832, a Genova Voltri, nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta. Così, la Principessa Maria Cristina di Savoia divenne Regina delle Due Sicilie.
Non è stato dato lo spazio che meriterebbero la presenza e gli interventi di padre Terzi a sostegno della umile principessa, di cui fu favorito il sentimento per la missione di carità - inconsciamente e idealmente anche politica -, perché il suo cuore si volgesse al destino, sì, anche terreno, ma in funzione di una più ampia risonanza di un esempio regale della carità cristiana e della solidarietà umana. Siamo pienamente d’accordo con chi ha intravisto una possibile unità d’Italia, fatta costruendo un vincolo di matrimonio piuttosto che spargere sangue con guerre fratricide, come poi avvenne (cfr. P. Antonio Gallo, op. cit.).
La principessa, a diciotto anni, essendo divenuta una giovane idonea a partecipare a feste e manifestazioni ufficiali tenute dalle classi elevate, attirò su di sé l’attenzione e l’ammirazione di tutti coloro che avevano il privilegio di conoscerla da vicino: col sorriso e la discrezione, metteva a loro agio coloro che la incontravano, smontando il sussiego dei nobili e incoraggiando la familiarità dei più modesti.
Incalzavano, all’alba del 1830, intanto, le manovre politico-diplomatiche dall’esterno, per assicurare stabilità ed equilibri tra le varie case reali europee - in particolare, quelle d’Austria e di Francia -, e i due stati italiani più in vista negli intrecci matrimoniali già esistenti, cioè i Savoia e i Borbone di Napoli e Sicilia. Un’occasione creata, nel 1830, proprio per questo genere di manovre, a beneficio dell’interesse della corte e della sua discendenza, nonché delle famiglie che orbitavano in tale contesto di relazioni, fu la grande festa da ballo cui la diciottenne principessa folgorò con la sua avvenenza la nobiltà di mezza Europa. Ella, pur partecipando alla grande manifestazione, pur non nascondendo l’attrazione per il ballo, si negò il piacere di ballare, in ossequio all’etichetta, ma soprattutto in obbedienza al valore della modestia. Ci furono varie richieste e proposte di matrimonio per Maria Cristina. Alla fine, tra i pretendenti alla sua mano Ella scelse - o accettò? - di sposare Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie, grazie alla provvidenziale illuminazione dei consigli della sua guida spirituale, padre Terzi.
Ella, insomma, così facendo, intese interpretare ed assecondare la volontà di Dio, come esplicitamente dichiarò. Il matrimonio fu celebrato il 21 novembre 1832, a Genova Voltri, nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta. Così, la Principessa Maria Cristina di Savoia divenne Regina delle Due Sicilie.
Non è stato dato lo spazio che meriterebbero la presenza e gli interventi di padre Terzi a sostegno della umile principessa, di cui fu favorito il sentimento per la missione di carità - inconsciamente e idealmente anche politica -, perché il suo cuore si volgesse al destino, sì, anche terreno, ma in funzione di una più ampia risonanza di un esempio regale della carità cristiana e della solidarietà umana. Siamo pienamente d’accordo con chi ha intravisto una possibile unità d’Italia, fatta costruendo un vincolo di matrimonio piuttosto che spargere sangue con guerre fratricide, come poi avvenne (cfr. P. Antonio Gallo, op. cit.).
Il
14 gennaio 1836, dopo ansiosa attesa di un erede al trono da parte di
Ferdinando, la Regina partorì l’unico figlio, che fu chiamato Francesco II, in
onore del nonno paterno. Il parto fu estenuante, dopo non meno che prima.
Ad
esso si aggiunse addirittura uno scontro violento - a sentire il Settembrini -,
scongiurato appena in tempo dalla regale puerpera, gettatasi giù dal letto,
prima che il suo consorte Re Ferdinando e suo fratello Carlo, Principe di
Capua, sfoderassero addirittura le spade, per i conflitti dinastici, sempre
pronti a scoppiare tra i consanguinei o tra parenti anche di remoti legami, ad
ogni evento di nascita e di morte, nelle famiglie dove ci fosse qualcosa da
prendere e da spartire. Addirittura, il Settembrini laconicamente attribuisce alla
paura di quell’episodio violento la causa della morte della povera regina, effettivamente
avvenuta di lì a pochi giorni.
In
realtà, nell’arco dei dieci giorni che seguirono il lieto evento, la Regina si
ammalò, peggiorando sempre più nei successivi sei giorni. Le diagnosi formulate
dai medici chiamati in causa, ancorché fondate sulla scienza medica del tempo,
ma prive di strumentazioni oggettive, lasciavano spazi a interpretazioni e
supposizioni, che potevano oscillare tra probabili infezioni o complicazioni post partum e qualche forma di
enterocolite o sempre qualcos’altro
ancora da accertare.
Poco dopo il mezzogiorno della domenica del 31 gennaio 1836, nel palazzo reale di Napoli, la Regina Maria Cristina esalò l’ultimo respiro, dopo avere fatto la sua ultima confessione al suo padre spirituale, padre Terzi, e la sua professione di fede in Cristo, ripetendo “credo, Domine!”, “credo in Dio, spero in Dio, amo Dio”. Tale professione di fede, fatta in pubblico, in articulo mortis ci ricorda quella di San Ferdinando Re, riconosciuto misericordioso anche dai nemici arabi. Egli volle comunicarsi in pubblico, facendo la sua professione di fede a voce alta, prima di esalare l’ultimo respiro. Erano quelli gesti esemplari, coscienti e voluti per l’inconfutabile senso di umiltà, testimoniato da chi pure ha avuto onori e potere sulla terra, e lo fa come ultimo inchino da questa terra alla volontà di Dio.
Poco dopo il mezzogiorno della domenica del 31 gennaio 1836, nel palazzo reale di Napoli, la Regina Maria Cristina esalò l’ultimo respiro, dopo avere fatto la sua ultima confessione al suo padre spirituale, padre Terzi, e la sua professione di fede in Cristo, ripetendo “credo, Domine!”, “credo in Dio, spero in Dio, amo Dio”. Tale professione di fede, fatta in pubblico, in articulo mortis ci ricorda quella di San Ferdinando Re, riconosciuto misericordioso anche dai nemici arabi. Egli volle comunicarsi in pubblico, facendo la sua professione di fede a voce alta, prima di esalare l’ultimo respiro. Erano quelli gesti esemplari, coscienti e voluti per l’inconfutabile senso di umiltà, testimoniato da chi pure ha avuto onori e potere sulla terra, e lo fa come ultimo inchino da questa terra alla volontà di Dio.
Ella aveva vissuto circa
ventiquattro anni, concentrando in tale arco di tempo tutto il suo ardore di
carità cristiana, adoperandosi per i bisognosi, per gli infermi, per i
condannati – cercando in tutti i casi di scongiurare la pena capitale, come
testimonia anche il Settembrini - e per tanti diseredati che incontrò sul suo
cammino. Ancora in vita era considerata, per i suoi modi pazienti e amorevoli,
la benefattrice del suo popolo, amata e popolarmente e appropriatamente chiamata
“la Reginella Santa”. Quello fu uno dei casi nei quali si dice appropriatamente:
“vox populi, Vox Dei ! ”
__________________________________________________________________
(1) Antonio Gallo, M. Cristina di Savoia, Napoli 1984 – Aldo Fiory Editore__________________________________________________________________
(2) I figli di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa, nati prima di Maria Cristina, furono i seguenti:
1) Maria Beatrice Vittoria nacque nel 1792; sposò, nel 1812 - nell’anno di nascita di Maria Cristina -, Francesco IV d’Austria, duca di Modena, morto nel 1846; morì a quarantotto anni, nel 1840;
2) Carlo Emanuele nacque nel 1796 e morì ad appena tre anni, nel 1799;
3) Maria Anna, chiamata anche Marianna, nacque nel 1803; sposò nel 1831 Ferdinando I d’Austria, Imperatore del S.R.I.; morì nel 1884, a ottantuno anni.
Le aspettative di un figlio maschio - dopo la precoce
morte del piccolo Carlo Emanuele, ad appena tre anni di vita -, andarono deluse con la nascita di Maria Cristina. Ma Costei
seppe colmare la delusione paterna con la sua mitezza d’animo e la sua presenza gioiosa in casa. Di fronte alle
difficoltà, un po’ fisiche, un po’ amministrative, ma soprattutto per quelle politiche sopravvenute, il padre abdicò in favore del
fratello Carlo Felice, la cui moglie, peraltro, sembrò non avere forse buona sintonia con la nostra Maria Cristina.
* * *
2 - Il Processo
di Beatificazione
Il 25 gennaio 2014, nella basilica di Santa Chiara, a Napoli, è stata
dichiarata Beata la Venerabile Serva di
Dio Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie.
Alcuni cronisti hanno
evidenziato la coincidenza di tale data con quella dell’annuncio ufficiale – 25 gennaio 1959 - della convocazione
del Concilio Ecumenico Vaticano II, voluto dal Beato Giovanni XXIII, aperto poi
ufficialmente l'11 ottobre 1962.
Varie testate giornalistiche hanno preannunciato e, in seguito, illustrato l’evento, focalizzando l’attenzione non solo sulla eccezionale funzione religiosa – che è poi la ragione primaria, che giustifica e spiega la mobilitazione che c’è stata, di autorità religiose e laiche -, ma anche sull’indotto culturale creatosi, particolarmente sul versante storico-politico, di cui è stata portatrice –verosimilmente inconsapevole, al suo tempo -, la figura della principessa di casa Savoia, divenuta Regina del Regno delle Due Sicilie, quale consorte del Re Ferdinando II di Borbone.
Noi, che abbiamo partecipato alla funzione religiosa, senza volere sovrapporci a quanto hanno già bene e diffusamente illustrato i giornalisti, cogliamo qui l’occasione per estrarre – come è spiegato nella presentazione del blog/diario – le nostre memorie, risvegliate da un evento eccezionale come quello del 25 gennaio, denso di stimoli di cultura e di sentimenti vissuti contestualmente oggi come ieri, ieri come oggi.
Ebbene, nel rievocare i fatti che illuminarono la vita virtuosa della venerata Maria Cristina, popolarmente chiamata la “Reginella Santa”, da noi intravista nella letteratura e nella storia, siamo stati indotti a correlare quella figura a luoghi, letture, personaggi e amicizie che sembrano appartenere solo al passato; in realtà, il potere che è stato dato alla memoria dell’uomo è speciale. Infatti, come è noto, le varie memorie rievocano, per loro stessa natura e definizione, persone e fatti anche non presenti materialmente, eppure riportati quasi alla vita fisica: gli occhi della memoria non funzionano come quelli fisici, non hanno una vera scansione del tempo, non distinguono la luce dal buio; anzi, essi fanno luce e fanno vedere anche ad occhi chiusi ciò che gli occhi spalancati non possono più far vedere.
Varie testate giornalistiche hanno preannunciato e, in seguito, illustrato l’evento, focalizzando l’attenzione non solo sulla eccezionale funzione religiosa – che è poi la ragione primaria, che giustifica e spiega la mobilitazione che c’è stata, di autorità religiose e laiche -, ma anche sull’indotto culturale creatosi, particolarmente sul versante storico-politico, di cui è stata portatrice –verosimilmente inconsapevole, al suo tempo -, la figura della principessa di casa Savoia, divenuta Regina del Regno delle Due Sicilie, quale consorte del Re Ferdinando II di Borbone.
Noi, che abbiamo partecipato alla funzione religiosa, senza volere sovrapporci a quanto hanno già bene e diffusamente illustrato i giornalisti, cogliamo qui l’occasione per estrarre – come è spiegato nella presentazione del blog/diario – le nostre memorie, risvegliate da un evento eccezionale come quello del 25 gennaio, denso di stimoli di cultura e di sentimenti vissuti contestualmente oggi come ieri, ieri come oggi.
Ebbene, nel rievocare i fatti che illuminarono la vita virtuosa della venerata Maria Cristina, popolarmente chiamata la “Reginella Santa”, da noi intravista nella letteratura e nella storia, siamo stati indotti a correlare quella figura a luoghi, letture, personaggi e amicizie che sembrano appartenere solo al passato; in realtà, il potere che è stato dato alla memoria dell’uomo è speciale. Infatti, come è noto, le varie memorie rievocano, per loro stessa natura e definizione, persone e fatti anche non presenti materialmente, eppure riportati quasi alla vita fisica: gli occhi della memoria non funzionano come quelli fisici, non hanno una vera scansione del tempo, non distinguono la luce dal buio; anzi, essi fanno luce e fanno vedere anche ad occhi chiusi ciò che gli occhi spalancati non possono più far vedere.
Ora, in questa sede,
riassumiamo rapidamente ciò che abbiamo letto, visto e sentito personalmente,
dentro e fuori del rito religioso; il tutto è durato tra le ore 11 e le 14
circa.
Al di là di quanto è già
stato scritto e documentato da altri, qui rievochiamo un po’, nell’essenziale,
i concetti espressi dai prelati, dalla stampa e dalle tante persone intervenute
– circa duemila, secondo la cronaca, con l’assistenza del servizio d’ordine e
di pronto soccorso, assicurato dal Corpo
militare dell’Ordine di Malta. Uno spazio significativo hanno avuto - e si sono
fatti notare e sentire, al momento opportuno, senza problemi - i vessilliferi
della vexata quaestio della “liberazione” del Sud dalla “coatta” unità
nazionale.
La
liturgia eucaristica è stata concelebrata dal Cardinale Crescenzio Sepe,
Arcivescovo di Napoli, dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le
Cause dei Santi, e dal Cardinale Renato Raffaele Martino, Gran
Priore dell’Ordine Costantiniano.
Al termine della celebrazione, il Cardinale Sepe ha ringraziato il Postulatore della causa di beatificazione e, con lui, tutti i religiosi dell’o.f.m., già benemeriti, sia per la cura avuta nella custodia delle spoglie della Beata e della Sua famiglia reale acquisita, sia per il buon esito del processo apostolico. Nel contempo egli li ha esortati a fare l’ultimo sforzo per l’elevazione totale agli onori degli altari della Beata Maria Cristina, ormai Santa.
La sintesi delle virtù di questa Beata sta in poche parole, ma in molti fatti, concentrati in una vita non lunga, ma densa di carità cristiana.
Al termine della celebrazione, il Cardinale Sepe ha ringraziato il Postulatore della causa di beatificazione e, con lui, tutti i religiosi dell’o.f.m., già benemeriti, sia per la cura avuta nella custodia delle spoglie della Beata e della Sua famiglia reale acquisita, sia per il buon esito del processo apostolico. Nel contempo egli li ha esortati a fare l’ultimo sforzo per l’elevazione totale agli onori degli altari della Beata Maria Cristina, ormai Santa.
La sintesi delle virtù di questa Beata sta in poche parole, ma in molti fatti, concentrati in una vita non lunga, ma densa di carità cristiana.
Furono
noti a tutti gli interventi di propulsione delle attività produttive dei
regnicoli – fatti direttamente dalla regina, che andava a visitare
personalmente i luoghi – finanziando ed incentivando alcune opere già note a
tutti, come l’opificio della seta, di San Leucio, o quello della lavorazione
del corallo: quello era divenuto il modo per consentire una dote alle giovani,
mentre nei due reali educandati femminili, le figlie di famiglie nobili ed
abbienti portavano doti da rendere disponibili per le coetanee meno fortunate.
Nei suoi giri delle chiese e dei conventi non si contavano gli oboli e le
provvidenze assicurate con intercessioni presso la casa reale. Non c’era modo
di distrarla dal fare la carità ai poveri nei quali si imbatteva di frequente.
Un tipo particolare di intervento, ricorrente, lontano da partigianerie o bassi
interessi, ma ispirato unicamente dal sentimento di carità cristiana, fu quello
di fare commutare sistematicamente le pene capitali dei condannati, come è
documentato da una testimonianza non sospettabile di partigianeria, come quella del Settembrini, di certo non filoborbonico, nelle "Ricordanze...". Anche se il consorte non era abituato alle gentilezze, il contesto
della corte era popolato di personaggi non sempre di costumatezza sopraffina,
la giovane regina ottenne con grazia e con discrezione, mai con imperio, la
conversione dei modi, delle teste e dei cuori di tutti coloro che ottennero senza chiedere.
Queste furono, in sintesi, le virtù eroiche della Regina delle Due Sicilie, Maria Cristina, nata Savoia, oggi la Beata Maria Cristina.
Queste furono, in sintesi, le virtù eroiche della Regina delle Due Sicilie, Maria Cristina, nata Savoia, oggi la Beata Maria Cristina.
* * *
Il Processo di Canonizzazione,
dagli Inizi ad Oggi
Ripercorriamo brevemente
le tappe del non breve e desultorio processo di beatificazione della Venerabile
Serva di Dio Maria Cristina.
Tutti
sappiamo che la valutazione della degnità dell’elevazione agli onori degli
altari mira ad individuare, con prove inoppugnabili, non una generica pratica
delle virtù, bensì la ”eroicità” con cui la persona canonizzabile deve avere
vissuto le virtù cristiane. Per codesta condizione la vita Di Maria Cristina fu
passata al vaglio, non solo in tempi ancora vicini alla sua esistenza terrena,
quindi influenzabili dai contemporanei, ma anche in tempi successivi.
Per
varie vicende, il processo fu più volte interrotto, anche se la sola
appartenenza a casa Savoia costituiva già una buona credenziale per aggregare
agevolmente una nuova Beata a Servi di Dio, Venerabili e Beati, nati nella
stessa casa reale.
Che fosse stata una santa la sua consorte lo poteva ben dire, attestare e provare, primo fra tutti, Re Ferdinando, mai contraddetto da alcuno, su questo punto; anzi, fu incoraggiato ad andare oltre i meri convincimenti personali o le virtù declamate come per circostanze transeunti. Così, compulsò la Santa Sede, sostenuto da documentazione che andò viepiù crescendo. La causa apparve subito ammissibile.
Che fosse stata una santa la sua consorte lo poteva ben dire, attestare e provare, primo fra tutti, Re Ferdinando, mai contraddetto da alcuno, su questo punto; anzi, fu incoraggiato ad andare oltre i meri convincimenti personali o le virtù declamate come per circostanze transeunti. Così, compulsò la Santa Sede, sostenuto da documentazione che andò viepiù crescendo. La causa apparve subito ammissibile.
A
rallentare o fermare i tempi del processo di canonizzazione non fu certamente il
fatto che Re Ferdinando II si sposasse poi con Maria Teresa d’Asburgo - ramo
Teschen -, a distanza di meno di un anno dalla scomparsa di Maria Cristina,
quanto piuttosto altre vicende, in primis,
quelle politiche.
Tali
vicende impegnarono sia la corona dei Borbone, sia la stessa Santa Sede: basti
pensare ai vari moti e rivolgimenti del 1848,
scoppiati in tutta la penisola, con conseguenze particolari proprio a Roma e a
Napoli, dove le rispettive sovranità furono messe in discussione, al punto che
furono abbandonate le rispettive sedi dai titolari dei troni.
Dopo
qualche anno, rientrati i sovrani e lo stesso Papa nelle loro sedi legittime, fu
proprio questi, nella persona di Pio IX, oggi anche lui Beato, che, assunta
come probante la documentazione necessaria, dichiarò aperta nel 1852 la causa per il riconoscimento
delle virtù eroiche della defunta Regina Maria Cristina. Ancora il Beato Pio
IX, su questa base, il 9 luglio 1859, decretò
l’apertura dell’istruttoria del processo canonico. Le vicende politiche, nel
giro di pochi anni, stravolsero le posizioni di diritto della casa Borbone,
tagliata fuori dalla instaurazione dello stato unitario d’Italia. Cionondimeno,
il figlio di Re Ferdinando II e della Regina Maria Cristina, Francesco II, sensibile alle
raccomandazioni della venerata madre di crescere e vivere cristianamente
“nell’amore per il prossimo e nel timore di Dio”, che egli recepì postume, per
il tramite del padre e di coloro che lo avevano accudito da piccolo, si adoperò
con accresciuto fervore alla causa di canonizzazione della regina santa.
Un miracolo, avvenuto a Genova, nel 1866, dichiarato da una donna, Maria Vallarino, come frutto di sue preghiere alla regina santa - la quale sola aveva potuto intercedere presso Iddio -, rappresentò la chiave principale per portare avanti la causa, lasciata sempre in sospeso nei cassetti dell’archivio vaticano.
Un miracolo, avvenuto a Genova, nel 1866, dichiarato da una donna, Maria Vallarino, come frutto di sue preghiere alla regina santa - la quale sola aveva potuto intercedere presso Iddio -, rappresentò la chiave principale per portare avanti la causa, lasciata sempre in sospeso nei cassetti dell’archivio vaticano.
La ripresa dell’esame e le
conclusioni alle quali si era ormai pervenuti, il 6 maggio del 1937, indussero il pontefice Pio XI a
decretare l’eroicità delle virtù della già Venerabile Serva di Dio.
Come il termine della
monarchia borbonica nel 1860, anche la seconda guerra mondiale
fece tralasciare e poi interrompere la santa causa, seguita sempre con
attenzione stavolta da casa Savoia, che, con la conclusione del conflitto e la
caduta della monarchia, dovette lasciare l’Italia.
Si è poi verificato un fatto di grande importanza. Anche se a distanza dal territorio italiano e senza alcun potere politico, gli eredi rappresentanti le due case reali dei Savoia e dei Borbone, con discrezione, diplomazia e saggio rispetto per l’autonomia decisionale della Curia romana, hanno seguito con attenzione e devozione la causa della regina santa, a cui entrambe le case si sentivano e si sentono del pari legate.
Si è poi verificato un fatto di grande importanza. Anche se a distanza dal territorio italiano e senza alcun potere politico, gli eredi rappresentanti le due case reali dei Savoia e dei Borbone, con discrezione, diplomazia e saggio rispetto per l’autonomia decisionale della Curia romana, hanno seguito con attenzione e devozione la causa della regina santa, a cui entrambe le case si sentivano e si sentono del pari legate.
Gli eredi regali potevano
contare su due dati. Il primo consisteva nel fatto, provato, della ininterrotta
devozione popolare per la “Reginella Santa”, anche al di là dei confini
partenopei, perché era comunque annoverata tra i Servi di Dio dalla Chiesa
cattolica. Il secondo dato è consistito, come si vedrà, nella costituzione
dell’Associazione denominata “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”,
che si è data un’attività corroborante ai fini della causa, con aggiornamenti
sviluppati in periodici incontri di informazione e formativi. I risultati di
queste iniziative si vedranno tangibilmente più avanti, come diremo, tra il
2004 e il 2005.
Correva
l’anno 1983, quando in Vaticano si riaprirono
i documenti di studio del miracolo, accumulatisi nel tempo ed archiviati, in
attesa di altri atti di impulso, per riprendere il processo apostolico. Fu l’anno
stesso in cui il Pontefice Giovanni Paolo II – oggi, anche lui Beato - aveva
disposto lo snellimento delle procedure, disponendo alcune modifiche. In
particolare, una modifica riguardò l’eliminazione del contraddittorio con la
figura del pubblico ministero, o accusa, alias
“avvocato del diavolo”, impegnato a cercare in tutti i modi – con enorme
dilatazione dei tempi processuali – i motivi contrastanti con le prove di eroicità
delle virtù prodotte dalla postulazione della causa. A volte si attaccava
l’oggettività della prova, a volte la “positio…”,
altre volte ancora scorrettezze nella redazione di qualche documento o nei processi
verbali, quindi errori formali, inficianti la sostanza e non solo la forma del procedimento rituale. Un’altra
modifica dispose che fosse ridotto ad uno solo il numero canonico dei miracoli richiesti
– mentre fino ad allora dovevano essere almeno due -, affinché si potesse
pervenire alla legittima dichiarazione-autorizzazione di inclusione del
candidato, morto in “odore di santità”, nel novero dei Beati.
Tra il 2004 e il 2005, a distanza di cento anni dalla morte – avvenuta nel 1905 - di Maria Vallarino, miracolata a Genova nel 1866, per intercessione della Regina Maria Cristina, il percorso della causa di beatificazione prende la direzione giusta per gli attesi e più determinati impulsi per andare sulla dirittura d’arrivo. Come avevamo detto, accanto alla premurosa vigilanza sulla causa da parte degli eredi delle due famiglie reali, si sviluppò l’attività benemerita e concreta dell’Associazione “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, che fece capo a Padre Luca Maria De Rosa o.f.m., quale Postulatore della causa, il quale polarizzò tutta l’attenzione sul famoso miracolo del 1866, chiave di volta del processo e della sua positiva conclusione.
Tra il 2004 e il 2005, a distanza di cento anni dalla morte – avvenuta nel 1905 - di Maria Vallarino, miracolata a Genova nel 1866, per intercessione della Regina Maria Cristina, il percorso della causa di beatificazione prende la direzione giusta per gli attesi e più determinati impulsi per andare sulla dirittura d’arrivo. Come avevamo detto, accanto alla premurosa vigilanza sulla causa da parte degli eredi delle due famiglie reali, si sviluppò l’attività benemerita e concreta dell’Associazione “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, che fece capo a Padre Luca Maria De Rosa o.f.m., quale Postulatore della causa, il quale polarizzò tutta l’attenzione sul famoso miracolo del 1866, chiave di volta del processo e della sua positiva conclusione.
Il
2 maggio 2013, trent’anni dopo. il Papa attuale, Francesco, sentito
il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause dei santi, preso
atto dell’esistenza dello studio, conclusosi positivamente, concernente il
miracolo già esaminato ed accertato - necessario al procedimento canonico -,
come fatto avvenuto per intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria
Cristina di Savoia, ha disposto la promulgazione del richiesto “Decreto super miro”. In conseguenza di ciò, a
norma del diritto canonico, il predetto Cardinale Angelo Amato ha proceduto con
la dichiarazione solenne sentita con emozione da tutti gli astanti nella
Basilica di Santa Chiara, sabato 25
gennaio 2014: Maria Cristina di Savoia, Regina delle Due Sicilie è Beata,
cioè, è in Paradiso!
* * *
Riflessione
conclusiva, condivisa e propizia.
In
occasione della solenne celebrazione del 25 gennaio 2014, se ne sono accorti
tutti, e lo hanno scritto in tanti:
la
Beata Maria Cristina ha fatto ancora miracoli!
L’Italia
non si è perduta la sua vera unità, perché Maria Cristina, nel modo in cui ha accettato la sua vita e la sua
morte, ha dimostrato come si potesse unire la più vasta comunità nazionale in
maniera incruenta: sono devote ferventi della nostra Beata Maria Cristina
persone delle varie regioni italiane, accomunate dalla convinta volontà di
vivere in umiltà, in concordia, in mansueta accettazione delle prove che ci
vengono dall’Alto. Abbiamo visto e riconosciuto tra i partecipanti al rito
religioso persone notoriamente tiepide o addirittura non credenti, frastornate
perché con lacrime di evidente commozione. L’ispirazione alla concordia – e questo
miracolo non è stato da meno rispetto al primo – ha pervaso gli animi di tutti
i rappresentanti, a vario titolo, di diritti e riconoscimenti non realizzati in
tanto tempo.
I rappresentanti delle due case reali, Savoia e Borbone, nonché quelli che erano i contendenti dell’eredità rappresentativa dell’antico Ordine Costantiniano si sono ritrovati non solo nel preambolo della cena del giorno prima, ma anche in Chiesa e poi nel chiostro maiolicato. Noi, lì, fino alle quattordici, circa, siamo stati partecipi di un clima di cordialità, che emergeva dai volti, dai gesti e dalle parole. Se gli scambi erano a volte poliglotti, lo slancio, sia pure moderato, era nella lingua unica della concordia, dello stare bene insieme. Molti di noi abbiamo potuto sentire un’intesa non detta, ma di sicuro percepita: si poteva stare bene insieme e si poteva continuare a dialogare.
Viva la Beata Maria Cristina! A.M.D.G.
I rappresentanti delle due case reali, Savoia e Borbone, nonché quelli che erano i contendenti dell’eredità rappresentativa dell’antico Ordine Costantiniano si sono ritrovati non solo nel preambolo della cena del giorno prima, ma anche in Chiesa e poi nel chiostro maiolicato. Noi, lì, fino alle quattordici, circa, siamo stati partecipi di un clima di cordialità, che emergeva dai volti, dai gesti e dalle parole. Se gli scambi erano a volte poliglotti, lo slancio, sia pure moderato, era nella lingua unica della concordia, dello stare bene insieme. Molti di noi abbiamo potuto sentire un’intesa non detta, ma di sicuro percepita: si poteva stare bene insieme e si poteva continuare a dialogare.
Viva la Beata Maria Cristina! A.M.D.G.
* * *
3 - La Nostra
Recensione del 1984 del libro di Antonio Gallo - o.f.m.
Abbiamo di nuovo “incontrato”,
dopo trent’anni, la Beata Maria Cristina nel libro (1) a Lei
intitolato da Padre Antonio Gallo o.f.m. di Napoli, scritto e pubblicato nel
1984, a un anno dalla riapertura della causa di beatificazione cui dette
determinante impulso il Beato Papa Giovanni Paolo II. Fu proprio questo Papa a snellire
l’iter processuale, abolendo il contraddittorio con il pubblico ministero o
avvocato del diavolo, e riducendo ad uno il numero dei miracoli documentati,
studiati ed acquisiti, ridotti ad uno solo. Non erano poche, già allora, le
pubblicazioni esistenti nelle biblioteche – senza parlare di fonti documentali
archivistiche, ecclesiastiche o civili e laiche -, e ancora oggi è cresciuta la
divulgazione con la successiva implementazione della grande rete mondiale.
Quel libro ci ha ispirato
ancora oggi, facendoci riprendere contatto con la “Reginella Santa”, del cui
processo di beatificazione oggi abbiamo seguito quest’ultima tappa nella
Basilica di Santa Chiara a Napoli, sabato 25 gennaio 2014.
Ancora oggi quel libro ci
ha indotti a ricordare che, nel dicembre del 1984, l’autore, Padre Antonio
Gallo o.f.m., allora attivo a Napoli come animatore di conferenze, dibattiti,
incontri culturali, noto come uomo di cultura. Egli firmò come autore diversi
libri e diresse la felice rivista “Luce serafica”; fu collaboratore di vari
periodici e - non come ultima iniziativa -, fondò la cattedra francescana cui
dettero lustro personaggi di rilievo della cultura letteraria, filosofica e
teologica nazionale. Fu nostra guida spirituale, per un bel po’ di tempo.
Dal canto nostro, dopo
le pubblicazioni di iniziativa
personale, come quelle del 1965, del 1975-77, saltuariamente incominciammo a
dare alcuni nostri contributi ai due periodici locali, quali “Il Mattino” e il “Roma”.
Più sistematicamente
collaborammo con un gruppo affiatato di amici e colleghi, per la redazione di
“Politica popolare”, pluridecennale rivista di sociologia sturziana, fondata e
diretta da Ferdinando D’Ambrosio, a Napoli.
Fu su questa rivista che
noi pubblicammo, nell’autunno del 1984, la recensione che di seguito
riproponiamo, sul libro intitolato “M. Cristina di Savoia”, di P. Antonio
Gallo. Conoscendoci, l’autore ritenne affettuosamente di farcene dono con una
dedica beneaugurante, dopo i nostri recenti lutti che ci avevano colpiti nel
giro di sei mesi, e che egli aveva seguito con premura cristiana. Noi
esplicitammo la nostra riconoscenza all’autore scrivendo e pubblicando quella
breve ma convinta recensione.
Noi abbiamo fatto
l’accostamento della Beata Maria Cristina a San Ferdinando, anche lui re, non
solo per il senso di carità-amore-compassione, non facile in chi tiene il
potere; ma soprattutto per quella forza di fare la professione di fede fino
all’ultimo istante delle vita, in pubblico.
Infatti, San Ferdinando re volle comunicarsi – e forse anche confessarsi - dinanzi a tutti, come la beata Maria Cristina volle fare sentire il suo “credo in te, o Dio”, come ultimo atto penitenziale di umiltà, riconoscendosi francescanamente “pusilla”. P. Antonio Gallo l’ha accostata felicemente alla figura di Santa Elisabetta d’Ungheria, anche lei regina, anche lei instancabilmente dedicata alle opere di carità e di misericordia per il suo popolo. E noi non possiamo che essere d’accordo con tale considerazione.
Infatti, San Ferdinando re volle comunicarsi – e forse anche confessarsi - dinanzi a tutti, come la beata Maria Cristina volle fare sentire il suo “credo in te, o Dio”, come ultimo atto penitenziale di umiltà, riconoscendosi francescanamente “pusilla”. P. Antonio Gallo l’ha accostata felicemente alla figura di Santa Elisabetta d’Ungheria, anche lei regina, anche lei instancabilmente dedicata alle opere di carità e di misericordia per il suo popolo. E noi non possiamo che essere d’accordo con tale considerazione.
A leggerlo, ancora oggi,
ci si accorge che quel libro è stato scritto con “serafico” trasporto, con la
scorrevolezza di un racconto sentimentale, che lascia tuttavia trasparire la
cura avuta nel riferire episodi e notizie bene accreditate nella tradizione
documentale, sia orale che scritta.
Il ritratto finale è
quello, sì, di una donna regale, ma anche di una creatura umile. In esso si
illumina l’icona di una giovane religiosa, oltre che legata alla pratica dei
sacramenti e delle devozioni cattoliche, protesa al pratico, quotidiano ed
amorevole dono di quanto poteva disporre per alleviare le sofferenze del
prossimo, in nome della carità cristiana.
Proponiamo qui di seguito
la nostra recensione che scrivemmo trent’anni fa, a beneficio della maggiore
gloria di Dio, della Beata Maria Cristina e del miglior premio celeste per
l’autore del libro.
F.R.
F.R.
(1) Antonio Gallo, M. Cristina di Savoia, Aldo Fiory
Editore – Napoli, 1984.
* * *
Segue copia fotostatica della recensione del libro di P. Antonio Gallo, o.f.m., fatta sulla rivista "Politica Popolare" -Anno 1984 - , da Ferdinando Reppucci



